70 GRAMMI DI PALA EOLICA

(OVVERO, PERCHE’ BISOGNA LEGGERE TUTTO UN PEZZO, E NON FERMARSI AL TITOLO)

 

Voglio portare per un attimo la vostra attenzione su questo articolo che allego in fondo, per farvi rendere conto di quanto leggere solo il titolo di un pezzo possa indurre in considerazioni completamente incongrue, rispetto a quelle cui si giunge leggendo i contenuti dell’articolo stesso, soprattutto se si è capaci di valutarli da un punto di vista quantitativo.

 

E questo, si badi bene, aldilà delle intenzioni del titolista, che probabilmente spesso sono solo di attirare clicks.

 

Nel caso specifico, si tratta di uno dei tanti articoli critici verso l’energia eolica, come oggi va molto di moda.

 

Tanto per iniziare, diciamo per scaldare i muscoli, vi si ribadiscono, di nuovo, i timori per l’impatto sulla biodiversità, e per avvalorarli si citano le dichiarazioni di un autorevolissimo collettivo, il Collettivo 34-12, la cui portavoce, ovviamente, come tutti i comitati del Mondo, dice di essere in generale a favore dell’eolico, “ma non in questo caso” (senti che novità!), perchè è situato in zone ricche di biodiversità.

 

Visto che nell’occasione si tratta di un comitato per far rimuovere un impianto già esistente, ci si aspetterebbe la citazione di qualche studio che indichi un danno già registrato, alla biodiversità locale, dimostrato, verificato da ricerche sul campo: niente di tutto ciò.

Così come forse poteva essere interessante rammentare come tutti i timori sulla biodiversità siano stati regolarmente smentiti da decine di articoli scientifici, che hanno valutato negli anni e ovunque nel mondo l’impatto delle pale eoliche sull’avifauna, concludendo immancabilmente che esso è del tutto marginale: per carità, non era obbligatorio scriverlo, ma magari a qualche lettore sarebbe servito a valutare meglio la questione.

 

Vabbè.

 

Ma il piatto forte arriva dopo: la biodiversità serviva, appunto, per scaldare i muscoli. Il “tallone d’achille” dell’energia eolica, come suggerisce il titolo, consisterebbe nei problemi di riciclabilità delle turbine, a fine vita.

 

Beh, leggete il pezzo e giudicate voi.

 

Non so quale fosse l’intenzione dell’articolista, forse semplicemente quella di scrivere un articolo, ma se per caso era di mettere dubbi sulla tecnologia eolica, per chiunque abbia un minimo di competenza e cognizione dei numeri e delle quantità, li ha semmai fugati del tutto.

 

Innanzitutto l’articolo correttamente premette che oggi siamo in grado di riciclare il 90% di una turbina eolica , ma che il problema sono le pale.

Già questo taglierebbe la testa al toro: sono pochissimi, i prodotti industriali riciclabili al 90%, e già solo con questo dato l’eolico si piazzerebbe più che in alto nella classifica dei prodotti più green.

Potremmo già chiudere qui la partita, ma c’è di più: si sta lavorando per riciclare anche le pale, tanto che Wind Europe, l’associazione di categoria dell’industria eolica europea, si oppone alla possibilità di conferire in discarica le pale eoliche stesse, convinti che ci si debba impegnare al completo riciclo (fossero tutte così, le lobby industriali!!!).

 

Ma quali sono i numeri, la dimensione, del “problema pale”?

 

Se tutto va male, nel peggiore degli scenari, secondo questo articolo, i cui dati prendo per buoni, potremmo avere da smaltire, ogni anno, in Europa, 52mila tonnellate di pale.

 

Eh la peppa!

 

70 grammi scarsi di pala eolica per uno, per ognuno dei 750 milioni di cittadini europei, da smaltire ogni anno!

Quando produciamo, solo di rifiuti solidi urbani, 500 kg a testa, sempre ogni anno, in Italia.

70 grammi di pala eolica.

70 grammi, per uno, all’anno, di rifiuto, peraltro inerte, non tossico, non pericoloso.

 

E questo nel peggiore degli scenari, nel caso in cui non progredisca in alcun modo il riciclo, su cui invece si sta lavorando alacremente.

Capperi!

52 mila tonnellate, su 2,5 miliardi, sempre di tonnellate, di rifiuti prodotti in Europa, ogni anno (dati sito Europarlamento): lo 0,002% del totale.

 

Un problema immane, insormontabile, non c’è che dire.

Una roba da far tremare i polsi.

Di fronte a una simile enormità, molto meglio continuare con carbone e petrolio, non c’è dubbio.

 

Mauro Romanelli – Presidente di Ecolobby

 

L’ARTICOLO IN QUESTIONE:

Il riciclo delle turbine eoliche, tallone d’Achille delle energie rinnovabili