E ORA, I NUMERI.

 

Ovvero perchè, numeri e fatti alla mano, ci servirà l’eolico sui crinali e il fotovoltaico nei campi agricoli, le solar farm in mare, la solarizzazione di edifici, strade, industrie.

E poi biometano, geotermia, idrogeno verde.

Insomma, tutto.

Non c’ un menù da cui scegliere: servirà tutto, perchè la Transizione Ecologica è un cambiamento imponente, a cui non c’è alternativa. 

 

Nel 2019 l’Italia ha consumato in termini energetici circa 177,4 Mega (milioni di) tonnellate equivalenti di petrolio.
Importandone 8,4 e producendone direttamente 169.
Quanti sono?
Sono 2063 miliardi di chilowattora di energia.
Per i nostri usi domestici, per l’agricoltura, per l’industria, per i trasporti.
Senza contare – grandissima ipocrisia – l’energia che serve per produrre i prodotti che consumiamo noi, ma la cui filiera di realizzazione è situata in buona parte all’estero, tipo i cellulari, per realizzare i quali sostanzialmente si brucia carbone in Cina.
Ma lasciamo perdere, rimaniamo sul registro dell’ipocrisia, non s’avesse a fare troppo i seri.
Duemilasessantatrè (2063) miliardi di chilowattora di energia, dunque, come fabbisogno nazionale.
Vogliamo continuare a farli col gas, col petrolio, o col nucleare che piace tanto a Cingolani, o vogliamo farli con le energie pulite?
Se vogliamo farli con le energie pulite, parrebbe logico dedurre, bisognerà dunque realizzare impianti, piccoli, piccolissimi, grandi, e/o grandissimi, di idroelettrico, eolico, o fotovoltaico, per 2063 miliardi di chilowattora, ovvero, per 2063 terawattora (un “tera” sono “mille miliardi di”) ?
No, non proprio, un po’ meno.
Innanzitutto, perchè un po’ di rinnovabili ne abbiamo già.
Al 2019 ne avevamo circa per 395 miliardi di chilowattora, ovvero 395 terawattora (il termine che useremo d’ora in poi).
Allora, se 2063 servono in totale, 395 ne abbiamo già, i nuovi di cui abbisognamo sono 2063 – 395 = 1668.
Mancano dunque altri 1668 terawattora di energia prodotta da nuovi impianti di solare ed eolico da realizzare ex novo?
No, nemmeno.
Fortunatamente, possiamo farci un altro po’ di sconto.
Infatti, portando tutto il sistema a rinnovabile, ed elettrificando tutto, si conseguono efficienze strutturali, che ci permettono di arrivare, da 1668, a “soli” 1015 terawattora di nuova produzione di energia rinnovabile necessaria in Italia.
Ma in pratica quanto è?
Beh, prendiamo ad esempio lo “scempio” di Villore nel Mugello, la proposta di parco eolico che fa scandalizzare alcuni comitati qui nei dintorni di Firenze.
Sono otto grandi torri eoliche da oltre cento metri: la stima della ditta proponente parla di 80 gigawattora di produzione energetica annua.
Stima considerata ottimistica dai comitati.
Ma prendiamo la stima ottimistica, quella dichiarata dall’azienda, mi voglio rovinare !
Ottanta gigawattora, è tanta energia, ma in termini di “tera”, sono “solo” 0,08 terawattora.
Di quanti terawattora avevamo detto che c’è bisogno a livello nazionale?
1015.
1015, diviso 0,08, fanno 16024.
Preparatevi, dunque, amanti del paesaggio: abbiamo bisogno di oltre sedicimila nuovi “scempi”, come quello di Villore, in tutta Italia, per non morire di crisi climatica, e per non finire nel nucleare di cingolani.
Sedicimila nuovi scempi, di quelli che fanno rabbrividire Tomaso Montanari.
Milleottanta in Toscana, facendo una media.
Sì, si, esatto, avete proprio capito, avremmo bisogno di 1080 nuovi parchi eolici come quello di Villore, in tutta la Toscana.
Bisognerebbe istituire una nuova unità di misura: lo scempio equivalente, S.E.
In Italia, abbiamo bisogno di 16024 S.E. (scempi equivalenti) di energia.
E non abbiamo contato, lo ripeto, i prodotti a filiera estera.
Nè abbiamo contato che le rinnovabili, al contrario di carbone, petrolio e nucleare, sono intermittenti, perchè vento e sole non sono sempre presenti, a disposizione esattamente quando servono a noi: quindi vanno accumulate, e l’accumulo in batterie, è inefficiente, quindi in realtà, abbiamo bisogno di molto di più.
Ancora: non abbiamo contato quella quota di idrogeno verde, che serve per usi non energetici.
Nelle acciaierie, infatti, l’idrogeno non serve per fornire energia , ma per “ridurre” chimicamente l’acciaio.
Anch’esso si dovrà produrre con ALTRA energia rinnovabile, ulteriore rispetto ai 16024 S.E.
Insomma, qualche altro scempietto eolico, per bonificare l’Ilva, andrà fatto.
Ma si può fare anche altro, direte voi, oltre all’eolico sui crinali.
Certo, ovviamente.
Il mio conto, era basato sull’idea astratta che facessimo tutta la decarbonizzazione con l’eolico sui crinali.
Ma ovviamente si può e si deve fare anche altro: c’è anche l’eolico in mare, c’è l’idroelettrico, c’è il fotovoltaico nei campi agricoli e sui tetti, c’è il biometano, c’è l’energia da biomasse a filiera corta (che personalmente non amo troppo), c’è la geotermia a media e bassa entalpia.
Però attenzione, anche tutte queste altre tipologie sono “scempi”, per chi è professionista indefesso della guerra alle energie pulite, ovunque e comunque.
Non solo l’eolico sui crinali, ha un impatto.
Quello a mare, lo ha parimenti.
Forse anche di più.
Per collegare le pale, situate al largo, alla rete elettrica a terra, l’impatto sulla biologia dei fondali marini non è banale (ma quello magari Italia Nostra e Montanari non lo vedono, e allora ci sono meno problemi).
E poi ci sono i problemi della pesca, dell’avifauna.
L’idroelettrico, modifica i corsi fluviali, pensate che non ci sia un impatto?
Il fotovoltaico sui tetti, nelle aree dismesse, su scuole e ospedali, edifici pubblici, capannoni industriali, autostrade: può dare molto, ma anche quello ha dei limiti, non su tutti i tetti si può fare, e poi anche quello è uno “scempio”, … nei centri storici, è uno scempio, … nei centri non storici ma comunque tutelati, è uno scempio … e poi la riflettenza rovina il paesaggio visto dalle colline, ecc, ecc.
Il fotovoltaico a terra, nei campi agricoli?
Uno scempio, che diamine.
“Consuma suolo, lo sottrae all’agricoltura!”.
Non è vero, ovviamente, l’agrivoltaico aiuta l’agricoltura e anzi diminuisce la traspirazione e il fabbisogno idrico, non consuma un centimetro quadro di suolo, ma tant’è: anche quello, non piace, ai gran sacerdoti della conservazione del mondo così com’è.
Tutto, è uno scempio, per chi non si rende conto, non vuol cambiare nulla, oppure sotto sotto è amico del re di prussia.
Torniamo ai nostri conti, che è meglio: se consideriamo dunque il contributo di fotovoltaico ed eolico in mare (ammesso che lorsignori ce lo facciano fare), di quanti “scempi” sui crinali abbiamo bisogno per davvero?
Beh, escludendo l’idroelettrico, che ha un capitale storico, ma non ha enormi nuove possibilità espansive, se a spanne diciamo che in un Paese come l’Italia assegniamo il 60% del contributo di nuova energia green al solare (però va accettato, anche nei campi agricoli), e l’eolico lo dividiamo a metà tra off shore, ovvero a mare (ma anche quello va approvato, non combattuto), assegnando qualcosina a nuova geotermia, biomasse e biocarburanti, i nuovi “scempi” sui crinali effettivamente necessari si “riducono” ragionevolmente ad un sesto del fabbisogno scempistico totale: 2700 in tutta Italia (un sesto di 16000), centottanta in Toscana (anzichè 1080).
Centottanta nuovi parchi eolici in Toscana: quindi, altri venticinque, oltre Villore, nel Mugello.
Beh, qualcuno mi dirà, ma non hai tenuto conto del possibile aumento dell’efficienza energetica, e della decrescita.
Prego, accomodatevi, dunque, fate voi i conti.
Ognuno faccia la sua stima, in onestà e sincerità, a partire da duecento nuovi parchi eolici, solo in Toscana, necessari senza tener conto di efficienza e decrescita.
Quanto si possono ridurre, con l’efficienza energetica?
Beh, a livello di consumi energetici domestici, l’efficienza energetica può fare tantissimo, anche dimezzare i consumi.
Certo, dovremmo ristrutturare tutti gli edifici, pubblici e privati, del Paese, che saranno cinquanta milioni.
Per adesso di superecobonus ne sono stati avviati diecimila, in un anno.
Dai, in cinquemila anni, e mantenendo incentivi statali generosissimi, ce la caviamo: lo stesso lasso di tempo trascorso tra Tutankhamon e i Maneskin vincitori a Sanremo
A livello trasportistico, industriale, agricolo, l’efficienza può darci un margine, ma minore.
Poi, oltre all’efficienza, c’è la decrescita.
Sprecare meno, consumare meno sciocchezze, mangiare meno carne, vivere più sobriamente, riorganizzare la società, la mobilità, il lavoro, i tempi di vita.
Sacrosanto.
Si può fare in un sistema di libero mercato?
Lo può fare un singolo Paese, che concorre con gli altri in un sistema spietato e ipercompetitivo di concorrenza internazionale?
Secondo me no.
La decrescita, che ritengo obiettivo assolutamente indispensabile, per quel che mi riguarda è ottenibile solo se l’umanità decide di costituire un unico stato globale ecosocialista, e di abbandonare questo delirio che si chiama economia di mercato.
Ma questi sono discorsi troppo grandi, ognuno decida quello che vuol credere e ritenere possibile, ci mancherebbe.
A mio parere la decrescita, sia chiaro, si farà, perchè questo sistema tra un po’ schianta, ma non sarà nè felice nè simpatica.
Vabbeh, ma io sono pessimista.
Eravamo rimasti dunque a 2700 nuovi parchi eolici solo sui crinali in tutta Italia, 180 solo in Toscana, posto che si faccia un forte intervento anche di eolico off shore, di coperture dei tetti pubblici e privati, di fotovoltaico in agricoltura, e ci siamo chiesti quanto questi numeri, siano ridimensionabili tenendo conto di efficienza e decrescita.
Ripeto: ognuno faccia una sua stima con onestà.
La mia stima onesta, con questi chiar di luna, è che si può arrivare a 2250, in Italia, da 2700, e 150 in Toscana, da 180: non troppo meglio, purtroppo, di un abbattimento intorno al 20%.
Tu sei più ottimista, pensi che il tutto si possa dimezzare, che decrescita ed efficienza possano abbattere fino al 50% il fabbisogno?
Bene, amico caro, preparati comunque ad accettare, anche con la tua ipotesi ottimistica, 90 nuovi parchi eolici come Villore in Toscana, quindi altri tredici-quattordici nel Mugello, più fotovoltaico a terra nei campi agricoli e sui tetti, sulle autostrade e sui capannoni, più eolico in mare, più geotermia, più biocarburanti, più biomasse a filiera corta, e tutto questo abbiamo detto immaginando che decrescita ed efficienza dimezzino i consumi.
Sennò, carbone, petrolio, gas e nucleare a tutta randa.
Tenendo conto che il tutto deve succedere in venti – trenta anni, molto meglio venti, pregando il cielo che non sia comunque troppo tardi.
Ah, dimenticavo: se invece hanno ragione i comitati antieolico del Mugello, e non l’azienda proponente, e Villore darà molta meno energia del previsto, magari la metà, beh allora vuol dire che ce ne vogliono il doppio, di nuovi impianti, di quanti ho stimato.
E ancora di nuovo ricordati, che non hai messo nel conto cellulari e aggeggi vari realizzati in Cina.
Basta, finito il conticino della serva.
Stupiti, esterrefatti?
Ebbene sì, amiche e amici, questi sono i numeri.
Abbiamo devastato questo Pianeta, costruito un’economia ipertrofica, una presenza umana super-obesa, mostruosa.
Uscirne, non sarà una passeggiata di salute.
No, non basteranno le comunità, le buone pratiche, le cosine belline e carine, i tetti dei capannoni abbandonati, le aree dismesse, il microeolico piccino piccino picciò, che non dà noia alla vista.
No, care e cari, non è così.
Non raccontatela, e non raccontatevela.
Realizzate.
Visualizzate.
Misuratevi con la realtà.
Chi è serio, chi è adulto, chi sente di dover rispondere ai propri figli, nipoti, allievi di scuola, si confronta con questi numeri e con questi fatti, in onestà.
Non stiamo giocando, non stiamo facendo dibattito da salotto, non stiamo facendo filosofia.
Stiamo parlando di cose terribilmente serie.

 

Mauro Romanelli – Presidente di Ecolobby

 

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A questo link un video in cui riprendo i contenuti del presente articolo: VIDEO

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*L’Immagine è realizzata dall’Ingegner Alex Sorokin, ed è tratta dalla Rivista QualEnergia.it