Punto di non ritorno?

 

Nell’Artico, come nell’Antartico, ai due poli del nostro Pianeta, stanno avvenendo sotto i nostri occhi cambiamenti drastici e drammatici, che stanno in pochi mesi stravolgendo il paesaggio stesso che eravamo abituati ad osservare in queste regioni della Terra.
Oltre le fotografie surreali, che tutti abbiamo condiviso sui social, dell’antartide senza ghiaccio, o le osservazioni tristi e inquietanti sulla sempre maggiore pratica del cannibalismo tra gli orsi polari, ormai giunti anche loro ad una sorta di guerra tra poveri portata alle più estreme e belluine conseguenze, un’altro fenomeno molto impattante sul piano visivo viene descritto in questa notizia che linkiamo a seguire: il fenomeno del “termocarsismo”, causato dalle bolle di metano che stanno sempre più frequentemente scoppiando in superficie, a causa dello scioglimento del permafrost, e che generano delle vere e proprie voragini, rendendo il paesaggio spoliato e bucherellato a mo’ di gruviera.
Dinamiche non preventivate, che ci dicono che potremmo essere giunti o stare giungendo a quella soglia oltre la quale un sistema molto complesso, come è la biosfera globale, anzichè resistere alle sollecitazioni esterne, annullandole o minimizzandole, inizia invece ad amplificarle con meccanismi a catena, che portano ad un rapido collasso del sistema stesso (in termini più matematici: si instaurano feedback positivi, che generano dinamiche esponenziali) .
Abbiamo sempre meno tempo per intervenire.
Ma servono scelte politiche drastiche e incisive, che ad oggi non vengono nemmeno vagamente prese in considerazione da una classe di governo planetaria che, al massimo, quando proprio va bene, “fa qualcosa”, o “dà qualche segnale”.
E questo quando va bene.
Quando va male, continua come e peggio di prima.
Ci stiamo, in buona sintesi, suicidando.

 

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